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| Neve a Rauscedo |
sabato 9 febbraio 2013
Come un bel regalo: Angiolo D'Andrea e Finazzer Flory
domenica 27 gennaio 2013
Lara Leonardi: peccato esserci arrivata tardi
Primi piani di proporzioni giganti. Colli e ovali alla Modigliani, lievemente piegati, di bidimensionale eleganza... Ma gli occhi ci sono, non come ritagliati dalla tela: sclere, iridi e pupille rivolgono agli spettatori sguardi aperti, sicuri e rassicuranti.
Di colori ci sono quelli acidi, verdi marziani o icarnati gialli intensi alla Nolde, alla Kirchner, e poi i rossi cupi come nella Pietà di Kokoshka. Ma siamo in un'epoca diversa e l'innaturalezza espressionistica non provoca più straniamento, disagio, accaponamento; nelle tele della Leonardi anzi il colore accende la vita e sembra porsi in pacata e serena discontinuità con cinici razionalismi di tanta arte contemporanea. Se volessimo trovare una casella per questa arte, potremmo metterla nella corrente dell'"espressionismo al positivo", ma l'esigenza di definizione è tutta mia e all'artista non ho chiesto l'opinione. Analogie, ipotesi, riflessioni, ma che cosa mi ha colpita? Come spesso accade la sconfitta del pregiudizio: quando lo stesso soggetto viene riproposto ripetutamente in fogge diverse, penso subito che si tratti di artigianato. Eppure quadro dopo quadro, volto dopo volto, espressione dopo espressione, qui questa convinzione si è andata spegnendo. Ogni sguardo sembra potere aprire a un rapporto e dice di un rapporto della pittrice col soggetto.
Ebbene, se vi ho incuriositi... Lara Leonardi ritornerà a Milano a Marzo.
www.laraleonardi.it
domenica 16 dicembre 2012
Sigrid Herler - Street style sotto le mura
mercoledì 5 dicembre 2012
Uno sguardo sul mattino
Milano, 8 del mattino. Lascio sbattere il cancelletto dietro la mia schiena e mi avventuro nel mondo con passo da guerra, ma in fondo, di fronte a me... quel rosellino dietro le braccia fini degli alberi svuotati, e, girato l'angolo... la luce sui mattoni e sulle cornici anodizzate fa il fucsia, fa l'oro.
martedì 4 dicembre 2012
Disparità digitale
Milano, metro verde, 8.15 del mattino.
Riesco a sedermi a meno due fermate dalla mia, dopo aver rischiato 3 volte di volare a terra: per leggere non mi tengo alla sbarra e sui tacchi nuovi non ho equilibrio. Continuo a leggere il mio free press, ma... alzo lo sguardo oltre il giornale e la vedo: 60 anni, dagli abiti anche qualcuno in più, capello corto, taglio comodità, occhiali dalla montatura dorata muniti di cordino x portarli al collo, ma soprattutto... il TABLET!
lunedì 5 novembre 2012
"Io e te" - al cinema si va in coppia
Tutte coppiette nella sala, mentre quelli del film sono fratello e sorella e, al di là di qualche sguardo a distanza ravvicinata, nulla evoca l'incesto... questo un punto di forza del film: un basso tasso di morbosità, l'essere genuino, soprattutto grazie a due protagonisti veri e naturali. Modi solo apparentemente distanti di scacciare la paura del mondo, rintanandosi sotto terra o ricercando lo spazio sulle note di David Bowie (Space Oddity).
domenica 4 novembre 2012
Un approccio diffidente a Picasso
Picasso non è diventato il personaggio famoso che inviterei a cena, né il personaggio del passato per cui rimpiango di essere nata in questa epoca (non che sia mia abitudine). In ogni caso una mostra ben fatta, tutti gli ingredienti c'erano ed in maniera non banale: una cornice storica con cui l'esposizione si riallaccia alla mostra di Picasso tenutasi nel 1953 sempre a Palazzo Reale a Milano, composta da manifesti, carteggi e articoli dell'epoca; pannelli informativi semplici e completi, giustamente didascalici; 250 opere-opere - per intenderci non si trattava soltanto di bozzetti e schizzi, ed erano tutte di Picasso - quanto di meno scontato ultimamente; non c'era Guernica, ma una sua efficace, suggestiva, dinamica rappresentazione: in fondo ad un corridoio bianco, al cui interno comparivano citazioni dell'artista (es. "l'arte non dovrebbe essere un trompe-l'oeil, ma un trompe d'esprit"), compariva un video che riproduceva il succedersi degli stadi evolutivi dell'opera. Questo nella scenografica Sala delle Cariatidi, dove nel 1953 era stata ospitata Guernica in originale. Un'inizio che invoglia a procedere.
Non lo nascondo, Picasso in se stesso continua a non emozionarmi e, se facessimo un sondaggio, forse scopriremmo che sono in tanti a non restare emozionati: l'attaccamento alla realtà, alla forma, alla materia è riduttivo rispetto allo slancio spirituale di cui l'essere umano è capace. La tecnica con cui questo realismo prende forma è però esteticamente irreprensibile: un ragazzino nudo del periodo rosa, apparentemente di creta, porta sulle spalle il fratello più piccolo, i suoi polpacci sono solidi e le dita dei piedi aggrappate alla terra. Finissimo risultato della tradizione classica, così come il ritratto di Olga o l'Arlecchino, che richiamano anche la moderna pittura francese. Eppure mai fino in fondo moderno: colori assonanti, composizione equilibrata, il soggetto è al centro della tela anche negli esempi di cubismo più estremo, senza correre il rischio di perdere la razionalità.
Modernissimo forse nel rappresentare ciò che vede e nel non sentirsi coinvolto nell'interpretarlo e determinarlo.


